Elena Premoli, che si occupa del segretariato e del coordinamento progetti, è un po’ l’anima di ASA (All Sport Association), per la quale lavora dal 2018. Laureata in relazioni internazionali e lingue straniere (parla correttamente il cinese), sposata con due bambine, Elena afferma che “lo sport è una scoperta continua”.
Quattro anni fa ha pubblicato il romanzo “ Per tutti i giorni della tua vita”, Edizioni Piemme (Gruppo Mondadori), pubblicazione che ha vinto diversi premi letterari a livello internazionale. Con lei abbiamo voluto tracciare il bilancio di ASA che, anni fa, si è lanciata in un progetto visionario e ambizioso: far conoscere ai bambini la bellezza dello sport e i suoi veri valori.
A 12 anni dalla fondazione di ASA, il vostro slogan sembra una battaglia contro i mulini a vento, visto quanto succede nel mondo sportivo, in cui lealtà e rispetto sembrano decisamente fuori moda. Che ne pensa? Capisco la provocazione, soprattutto guardando certi episodi che emergono nel mondo dello sport.
Ma noi lavoriamo in un contesto diverso: quello dei bambini. E lì, ogni giorno, vediamo che i valori esistono ancora. Rispetto, amicizia, collaborazione non fanno notizia, ma sono presenti nei campi e nelle palestre. Il nostro lavoro è proprio questo: proteggerli e farli crescere. Non è una battaglia persa, è una scelta educativa che rinnoviamo ogni giorno. Siete comunque sulla buona strada… Non credo esista un punto in cui si possa dire “abbiamo finito”.
È un percorso continuo. Però i segnali sono molto concreti: famiglie che tornano, bambini che crescono con noi e negli anni diventano monitori, una presenza sempre più stabile sul territorio. Ogni anno coinvolgiamo centinaia di bambini, e questo per noi è il riscontro più forte: significa che quello che facciamo ha un senso per chi lo vive.
Avete organizzato tante attività.
Sì, ed è stato uno sforzo importante, perché dietro ogni attività c’è molto più della semplice organizzazione. C’è un lavoro educativo, la formazione dei monitori, la relazione con le famiglie. I campi estivi in particolare, sono diventati un punto di riferimento. Sono settimane intense, in cui lo sport è il mezzo, ma l’obiettivo è più ampio: far vivere ai bambini un’esperienza che li faccia crescere.
Collaborate con altre realtà?
Sì, negli anni abbiamo costruito diverse collaborazioni, sia con associazioni sportive sia con realtà del territorio. Crediamo molto nel lavoro di rete: quando scuola, cultura, sport e sociale dialogano, l’impatto è molto più forte.
La lotta contro la violenza è centrale per voi.
Sì, e crediamo che la chiave sia la prevenzione. Attraverso lo sport possiamo insegnare ai bambini a gestire le emozioni, a stare in gruppo, a rispettare gli altri. Non si tratta solo di dire cosa non fare, ma di dare strumenti concreti. Un bambino che impara a perdere, a comunicare, a confrontarsi, difficilmente svilupperà comportamenti violenti.
E il tema dell’inclusione?
È uno degli aspetti su cui abbiamo deciso di investire di più. Con il Fondo Inclusione ASA siamo riusciti a dare una struttura concreta a questo impegno, offrendo anche figure pedagogiche dedicate per accompagnare i bambini nelle attività. Il progetto, nel suo primo anno nel 2025, ha avuto un riscontro molto positivo, grazie anche al sostegno di enti, fondazioni private e dello Stato. Per quest’anno abbiamo obiettivi ancora più ambiziosi: vogliamo coinvolgere almeno 30 bambini con disabilità nei camp estivi (ad oggi ho già 23 iscritti…) e aumentare la presenza anche nei doposcuola. Accanto a questo, ASA si impegna direttamente nella raccolta fondi. A maggio rilanceremo il progetto Un passo per l’inclusione, insieme a Helsana e alle palestre City Lugano.
Ma non solo…
Esatto: il 10 giugno ci sarà una cena di gala al ristorante Ariva di Lugano, aperta sia alle aziende sia ai privati. Ci piace pensare che possa diventare anche una semplice occasione tra amici o in famiglia – quella classica “cena in sospeso” che tutti noi abbiamo – a cui dare però un valore in più: sapere che quella serata contribuisce concretamente a permettere a bambini con disabilità di vivere un’esperienza sportiva davvero inclusiva.
Ricevete sostegno dallo Stato?
Il sostegno dei privati è stato fondamentale per la nostra crescita. Da parte delle istituzioni c’è attenzione, ma crediamo che ci sia ancora spazio per riconoscere maggiormente il valore dello sport educativo. Investire nello sport per i giovani significa investire nella società di domani.
Cosa avete previsto per il 2026?
Stiamo attraversando una fase di crescita importante, ma con l’attenzione a mantenere la qualità. Nel 2025 siamo arrivati nel Sopraceneri, a Bellinzona, e quest’anno abbiamo già aggiunto una nuova settimana di Summer Camp. Ci siamo poi espansi nel Locarnese, a Minusio, con un corso doposcuola, e nel 2026 ci saranno anche a Locarno due settimane di ASA Summer Camp. Parallelamente stiamo lavorando allo sviluppo di un progetto legato al parkour, una disciplina che parla molto ai giovani e che ha un grande potenziale anche dal punto di vista educativo.
Le lasciamo la chiusura…
Alla fine, il nostro obiettivo è semplice: fare in modo che ogni bambino possa vivere lo sport come un’esperienza positiva. Se torna a casa più sereno, più sicuro di sé e più capace di stare con gli altri, allora abbiamo fatto bene il nostro lavoro. Ed è questo che, dopo 12 anni, continua a darci la motivazione per andare avanti con tanti sorrisi e gioie condivise.
A.M.
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