La capacità di reazione va allenata!

Pubblichiamo un interessante articolo sulle capacità coordinative scritto da Paolino Manganiello, amico di Rivista Corner. Non perdetevelo!

Il bambino che si approccia a un’attività sportiva ha il diritto, ma soprattutto il bisogno, di poter vivere più esperienze motorie possibili. Trovo che questo aspetto sia fondamentale perché gli permetterà, una volta terminata la fase di “gioco” e poi quella di “gioco-sport”, di affacciarsi alla vera e propria disciplina sportiva con solide basi e con maggiore sicurezza.

Per questo, bisogna tener conto e rispettare le fasi sensibili della crescita e dell’apprendimento del singolo, smettendo di pensare che un bambino sia un adulto in miniatura. A tal proposito, ciò che viene riportato nella Tabella di Martin del 1982 (vedi immagine) può rappresentare un grande aiuto nell’organizzazione dell’intera stagione sportiva per l’attività di base dei vari sport

Il primo obiettivo di un allenatore, preparatore, educatore e chi più ne ha più ne metta dev’essere migliorare le capacità coordinative del ragazzo (insieme alla rapidità). Queste sono molto importanti e ognuna di esse ha un periodo favorevole per essere incrementata. La capacità di reazione, molto presente negli sport aciclici (quelle attività in cui vi sono nuove e improvvise situazioni), sarebbe una delle prime da potenziare. Anche negli sport ciclici ha una sua valenza. Essa può essere definita come “la capacità che ci consente, dato uno stimolo, di reagire motoriamente a esso il più velocemente possibile”. Si compone di un tempo totale utile per percepire, identificare ed elaborare lo stimolo esterno e per rispondere a livello motorio. Ha due componenti parziali: il tempo di reazione e il tempo di movimento” (Francesco Casolo, docente dell’Università Cattolica di Milano). Il primo è il tempo che passa tra la percezione dello stimolo e la risposta; solitamente è superiore ai 120 millisecondi. Il tempo di movimento, invece, coincide con il lasso di tempo che trascorre dall’inizio alla fine del movimento in reazione allo stimolo; solitamente non supera i 100 millisecondi.

L’impossibilità di prevedere le mosse dell’avversario, oppure il rimbalzo della palla su un terreno scivoloso, sono solo delle situazioni che si possono verificare in una partita (per esempio di pallacanestro, di calcio, di rugby, di tennis) e che attivano questa capacità. Negli “sport di situazione” assume ancora maggiore importanza, dato che gli atleti sono confrontati per tutto l’arco della gara, e spesso un buon accrescimento di questa capacità aiuta nell’ottenimento di un risultato positivo, dato che l’efficacia di una prestazione è anche figlia della velocità con cui l’atleta riesce a prendere una decisione.

La capacità di reazione è stata elencata anche dalla cavallerizza Martina Meroni che, nell’intervista rilasciataci qualche tempo fa, l’ha definita come una delle principali attitudini che un atleta agonistico deve possedere. Per determinati sport – prevalentemente in quelli ciclici tra cui l’atletica ed il canottaggio – in cui vi è una continua ripetizione di un gesto motorio, la capacità di reazione assume grande importanza in una specifica fase della gara, solitamente all’inizio. Ogniqualvolta gli sprinter come Bolt scendono in pista per una gara, vedono coinvolto un solo stimolo sensoriale, quello uditivo. Ciò non significa che sia scontato rispondere in maniera efficace e corretta o che non possano sbagliare. Il francese David Alerte, per esempio, il 20 agosto 2000 – quando il giamaicano stabilì il nuovo record mondiale sui 200 metri – non riuscì a evitare una falsa partenza che costrinse tutti gli atleti in gara a riposizionarsi ai blocchi di partenza. Successe allo stesso Bolt nella finale dei 100 metri in cui venne squalificato e perse la possibilità di vincere i mondiali di categoria nel 2011, consegnando la vittoria al connazionale Yohan Blake.

Il tempo di reazione può essere classificato in due categorie: “semplice” e “complesso”. Il primo entra in gioco quando, a uno stimolo sensoriale, corrisponde una sola possibile risposta motoria (come avviene ad esempio nell’atletica per la partenza dai blocchi). Il tempo di reazione complesso è invece chiamato in causa quando le possibili risposte a uno stimolo possono essere più di una (avviene negli sport aciclici). Il tempo necessario per replicare aumenta vertiginosamente (+60%) quando si passa da una a due possibili azioni. Un’applicazione pratica di quanto appena scritto può riguardare la figura dell’attaccante nel calcio. Se riesce a svolgere un singolo compito in diversi modi, il difensore necessiterà di maggior tempo per rispondere efficacemente. L’attaccante che, in un duello uno contro uno riesce quindi a compiere diverse finte, avrà maggiore possibilità di beffare il difensore. Sembra scontato, ma disegna al meglio l’importanza della capacità di reazione, gesto che va allenato.

Per concludere è doveroso scrivere che la capacità di reazione riguarda non solo la risposta a stimoli uditivi, ma anche agli altri sensi: il tatto, la vista, l’olfatto e più difficilmente il gusto. È quindi auspicabile che i bambini possano confrontarsi con tutte queste possibilità per incrementare il loro bagaglio motorio. Allenare i ragazzi a questi stimoli può essere anche molto divertente, nonché fondamentale per il loro sviluppo. Riuscireste mai a immaginare Bolt con un buon tempo di reazione agli stimoli uditivi ma deficitario nella risposta a quelli tattili o visivi?

Personalmente fatico a crederci…Paolino Manganiello – Rivista Corner

www.rivistacorner.ch

 

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